Il piano di Maggie (in originale Maggie’s Plan, A cosa servono gli uomini l’improbabile sottotitolo italiano) è una commedia sofisticata che gioca sulla combinazione tra mumblecore e cinema classico, diretta dall’autrice e regista Rebecca Miller, figlia del celebre Arthur. Miller e la co-autrice Karen Rinaldi mettono in scena un dispositivo narrativo quasi retro supportato da dialoghi brillanti e caratterizzazioni azzeccate, mosse da manie e stereotipi contemporanei.

A inizio film Maggie (Greta Gerwig) vuole innanzitutto un figlio; non ha un compagno e dunque ha scelto come donatore un vecchio conoscente, un post-hippie la cui attività di successo di sottaceti biologici ironizza bonariamente su certe riconoscibilissime aspirazioni alla genuinità per ricchi alternativi. L’imprevisto è costituito dall’amicizia/attrazione per John (Ethan Hawk), professore universitario e aspirante scrittore che vampirizza la propria insoddisfazione matrimoniale per scrivere il romanzo fiume di cui Maggie diventa appassionata editor. La moglie che lo rende infelice è l’algidissima Georgette, dalla carriera accademica ben più luminosa di lui e sideralmente distante dalle incombenze quotidiane di figli e famiglia. L’idillio fulminante tra John e Maggie, immediatamente coronato dalla nascita di una bimba, si tramuta velocemente (una manciata di secondi sullo schermo, qualche anno nella temporalità diegetica) in una situazione di statico disequilibrio: all’ottimismo e all’instancabilità di Maggie si contrappongono le velleità autoriferite e l’inettitudine di John, rimarcate dall’ombra sempre presente di Georgette…

Come una Amélie Poulain più disincantata e pragmatica, Maggie decide di risolvere la questione senza affrontarla direttamente, instaurando una complessa alleanza femminile che prevede – non a torto – un maschio completamente manovrabile e rimbambito dal proprio egocentrismo. La sponda amicale irresistibile composta da Bill Hader e Maya Rudolph, genitori al tempo stesso cinici e amorevoli, l’interpretazione insuperabile di Julianne Moore, perfida e stilosissima, contornano una Greta Gerwig immersa nella consueta bolla indie, ma molto meno innocente e ingenua di quanto il romantico caos che la accompagna faccia pensare. In mezzo all’ironia un po’ caricaturale sulle idiosincrasie accademiche spiccano il fangirling di John per Slavoj Žižek e il cameo musicale di Kathleen Hanna. Sorvolando sul perché mai delle donne intelligenti dovrebbero tenersi un noioso wannabe come John, per godersi Il piano di Maggie è utile non dimenticare che il film attinge a piene mani dalla commedia sofisticata, e gioca volutamente con gli stilemi codificati del triangolo sentimentale e del “rimatrimonio”, aggiornandoli a un contesto dominato da un perenne senso di insicurezza e di incessante necessità di crescita. Nonostante il ritorno finale a una sorta di stabilità, rimane la constatazione che pur costantemente attratti gli un* verso gli altr*, gli individui possano concepire e costruire una concezione di famiglia non convenzionale, e che la fine di un amore non è certo la fine del mondo.

Chiara C.
7+