Dopo aver stilato le posizioni più basse della X-Men Saga, la nostra classifica giunge al podio con le tre avventure più esaltanti dei mutanti Marvel. Riprendiamo il best of da dove tutto è iniziato… Siete pronti? Via!

X-Men

#3. X-Men (2000) di Bryan Singer

Vera pietra fondante della prima ondata di cinecomics (persino più dello Spider-Man di Raimi). Dopo X-Men, tutti i film con eroi in calzamaglia assomigliavano a X-Men.

L’età e la struttura narrativa fanno sembrare il film quasi il pilot di una serie tv, ma la scelta di concentrarsi sul duo Wolverine e Rogue si rivela ancora oggi vincente. [Pier Francesco Cantelli]

X-Men

#2. X-Men: First Class (2011) di Matthew Vaughn

Rilevando gli X-Men da un Bryan Singer in fase calante, Matthew Vaughn sposta l’asse narrativo nel passato, al tempo della Guerra Fredda, promuovendo a protagonisti assoluti Xavier e Magneto, capostipiti della prima generazione di mutanti a uscire ufficialmente allo scoperto.

Il centro della storia è proprio la bromance che si sviluppa fra i due futuri leader – che da qui in poi saranno interpretati nella loro versione giovanile da James MacAvoy e Michael Fassbender, con quest’ultimo nettamente in risalto – destinata però a trasformarsi in contrasto a causa delle opposte visioni riguardanti la causa mutante. La caratterizzazione dei due protagonisti è ottima, quella dei loro seguaci – fra i quali ad acquistare spazio è soprattutto la Mystica impersonata da una giovanissima Jennifer Lawrence – discreta ma non eccelsa; tutto sommato efficace il cattivo, un Kevin Bacon gigione come in poche altre occasioni.

Utilizzando l’espediente narrativo – in seguito impiegato spesso dal cinema fantastico hollywoodiano – di attribuire a cause di fantasia fatti storici realmente accaduti, si cerca di rinverdire una saga alla ricerca di nuova linfa senza seguire alla lettera il fumetto, con risultati abbastanza soddisfacenti. L’aspetto più interessante del film è dato però, ancora una volta, dalle dinamiche del gruppo di mutanti di fronte a una società ancora indecisa se utilizzare i loro poteri o distruggerli completamente, ma comunque mai amichevole. [Davide Vivaldi]

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#1. X2 (2003) di Bryan Singer

Il secondo capitolo della prima trilogia degli X-Men diretta da Bryan Singer è forse il più riuscito, e il film con quella che, a tutt’oggi, può considerarsi la più soddisfacente rappresentazione cinematografica dei mutanti Marvel.

Adattando per lo schermo la straordinaria graphic novel Dio ama, l’uomo uccide (1982) di Chris Claremont, Singer ne riprende in maniera efficace la tematica centrale dell’intolleranza, del fanatismo, della paura del diverso e della folle violenza che ne scaturisce, e dà vita a un film avvincente e profondo, valido sia sul versante della trama che su quello dell’azione.

Mai come in questo film ogni mutante si ritaglia il proprio spazio nella vicenda, dalla sensibile Storm di Halle Berry al Nightcrawler di Alan Cumming, gradevole new entry, anche se il personaggio più carismatico resta tutto sommato Wolverine, grazie soprattutto all’appeal da duro di Hugh Jackman.

Discorso a parte meritano i due mentori, Xavier e Magneto (i sempre grandi Patrick Stewart e Ian McKellen), che incarnano perfettamente due metodi alternativi di affrontare le discriminazioni e le ingiustizie subite dai mutanti, con il secondo che infatti si affranca dal ruolo di villain e acquisisce la statura dell’antieroe tragico, contrapposto a nemici ben più mostruosi e disumani. Fra questi ultimi, appare per la prima volta il militare Stryker, una nemesi ricorrente nell’universo cinematografico degli X-Men, qui interpretato da un ottimo Brian Cox. [Davide Vivaldi]

QUI la classifica dei peggiori film degli X-Men.

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BONUS: Logan (2017) di James Mangold

Uno Hugh Jackman straordinario si congeda dal personaggio di Logan con un’avventura in solitaria dal sapore western finalmente rated R. Ispirato alla saga fumettistica Vecchio Logan, della quale riprende l’ambientazione distopica e la struttura narrativa on the road, il film trova la sua forza nell’estrema umanizzazione dell’antieroe mutante, mai così messo a nudo nella sua vulnerabilità. Una violenza necessaria, ma mai compiaciuta, e toni crepuscolari, ma non del tutto nichilisti, sono la cifra stilistica di un cinecomic fra i più profondi e drammatici, nonché più riusciti, degli ultimi anni, capace di emozionare fino ai titoli di coda. [Davide Vivaldi]