Vecchio Logan

L’ultima uscita cinematografica dei mutanti Marvel prodotta dalla Fox, intitolata semplicemente Logan, è giunta nelle sale, e l’interprete Hugh Jackman ha ufficialmente annunciato che sarà il suo addio al personaggio di Wolverine, che lo ha reso famoso fin dal primo capitolo degli X-Men del 2000.

Inquadrando fin dal titolo il protagonista nella sua dimensione umana anziché in quella supereroistica, il film affonda le sue radici in una saga fumettistica del 2008-2009, Vecchio Logan: un titolo ancor più evocativo, in quanto sottolinea la resa del mutante artigliato al trascorrere del tempo, che lo ha segnato nel corpo e nella mente nonostante il fattore di guarigione. Scritta da Mark Millar per i disegni di Steve McNiven, la saga è ambientata in un futuro alternativo, in cui i supercriminali hanno vinto e si sono spartiti l’America; un po’ la stessa premessa della precedente opera di Millar, Wanted, di cui riprende lo spirito grottesco e iconoclasta, anche se l’ambientazione nell’immenso deserto disurbanizzato in cui è ormai ridotta una Terra 616 dominata da gang di signori della guerra, uno più feroce dell’altro, riporta più a saghe come Mad Max o Ken il guerriero. E come in queste ultime, si muove un unico antieroe disposto a sfidare lo status quo, Logan appunto.

La caratterizzazione del personaggio, tragico e silenzioso, è debitrice del western, in particolare del Clint Eastwood de Gli spietati, al quale somiglia anche fisicamente, per le rughe, gli iconici basettoni ormai incanutiti e lo spolverino da cowboy, e con il quale condivide un passato da assassino da cui ha tentato di redimersi dedicandosi alla famiglia. C’è poi molto del rapporto fra Eastwood e Morgan Freeman in quello fra Logan e Clint Barton, l’ex Occhio di Falco ormai divenuto cieco a causa del glaucoma, qui con barba bianca e codino alla Willie Nelson, che convince il vecchio amico a tornare in azione in un viaggio coast to coast per una consegna importantissima, scontrandosi con i peggiori villain mai visti su carta. Fra questi spiccano un Teschio Rosso che porta il costume di Capitan America come gli antichi barbari indossavano la pelle del nemico ucciso, e l’intero clan dei Banner, prepotenti e deformi rednecks con la pelle verde discendenti di Hulk, il cui boss si rivela lo stesso Bruce, ormai completamente impazzito e capace di trasformarsi in un mostro obeso e cannibale.

Essendo i diritti cinematografici di questi personaggi di proprietà della Marvel Disney, nel film la Fox ha dovuto per forza cambiare le carte in tavola. Abbiamo l’ambientazione distopica, una spalla invecchiata e colpita nel suo punto forte (un Charles Xavier affetto da una malattia mentale), ma altri villain, legati all’universo mutante, e una ragazzina, Laura, con lo stesso DNA di Logan, attorno alla quale ruota tutta la vicenda. Ma per fortuna c’è lui, Hugh Jackman, che esce di scena come Wolverine facendo finalmente scorrere il sangue dei nemici con i suoi artigli (grazie, rating R!) e fa rivivere il mito della frontiera nella sua declinazione più crepuscolare sulle intramontabili note di Johnny Cash.