The Night Of

Candidata come miglior miniserie TV ai recenti Golden Globes, The Night Of racconta la vicenda giudiziaria di Nasir (Riz Ahmed), giovane americano di origine pakistana, accusato dell’omicidio di una misteriosa ragazza con cui ha trascorso la notte. Uno degli ideatori e sceneggiatori della serie, oltre che regista di quasi tutte le puntate, è Steven Zaillian, importante sceneggiatore americano già premio Oscar per Schindler’s List.

Zillian realizza una miniserie dalla confezione di lusso, tecnicamente ineccepibile e impreziosita da un cast importante in cui spicca l’impareggiabile John Turturro. Eppure, nonostante i numerosi riconoscimenti e gli elogi pressoché unanimi da parte della stampa americana, The Night Of non manca di difetti anche importanti che ne minano il risultato finale.

Innanzitutto la sceneggiatura ha il difetto di mettere troppa carne al fuoco, considerata soprattutto la durata limitata della serie, circa nove ore divise in otto puntate. Vengono introdotti numerosi personaggi secondari, potenzialmente interessanti, che però non trovano lo spazio necessario per un adeguato sviluppo narrativo. Tra questi vanno ricordati la ex moglie e il figlio di John Stone, o ancora il fratello di Nasir, la cui deriva teppista e ribelle è suggerita da un paio di sequenze troppo brevi per essere convincenti.

The Night Of vorrebbe mettere in scena un approfondito studio psicologico dei personaggi e allo stesso tempo fornire un’accurata analisi della struttura giudiziaria americana e delle sue problematiche. L’obiettivo però è raggiunto solo in parte perché la volontà di stupire lo spettatore sembra prevalere sull’esigenza di un’analisi sociale e individuale. Emblematico in questo senso il personaggio dell’avvocato John Stone della cui sfera privata sapremo ben poco a parte la fastidiosa dermatite di cui soffre e il gatto che decide di ospitare nella propria casa. Si tratta di due elementi biografici mostrati in troppe scene, così ripetitivi da togliere forza alla metafora che essi rappresentano.

Proprio la ripetizione delle situazioni e persino di alcune singole immagini (le fotografie del cadavere insanguinato vengono mostrate continuamente dalla prima all’ultima puntata!) impedisce alla serie di trovare nuovi spunti e scavare con maggiore profondità nelle motivazioni dei personaggi.

La volontà di stupire a tutti i costi traspare anche da alcuni dialoghi che vorrebbero essere memorabili ma il più delle volte non centrano l’obiettivo. Come nell’incontro tra l’avvocato Chandra e l’autista del carro funebre, quando quest’ultimo si lancia in riflessioni pseudofilosofiche che rasentano il ridicolo involontario. Altra figura che si vorrebbe mitica è il potente criminale Freddy Knight che rappresenta un evidente omaggio a Omar, indimenticabile personaggio della serie The Wire, non a caso interpretato dallo stesso attore, Michael Kenneth Williams. Anche in questo caso, il paragone purtroppo non regge il confronto. Perché The Night Of cade vittima delle proprie ambizioni e si ferma molto prima di quanto il soggetto di partenza avrebbe meritato.

Scritto da Michele Boselli.

Michele B.Eugenio D.Sara M.
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