Nocturnal Animals

Il colore di Nocturnal Animals è il rosso. Quello dei titoli di testa, dei capelli di Susan, delle pareti dello studio in cui lavora e dei fari delle auto che nella notte illuminano i volti stravolti dei protagonisti. Un filo rosso come il sangue avvolge la storia del secondo film da regista dello stilista americano Tom Ford, un thriller elegante e coinvolgente premiato con il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Nocturnal Animals racconta la storia di Susan, gallerista d’arte in piena crisi esistenziale, la cui vita è sconvolta dalla lettura di un romanzo intitolato Nocturnal Animals, scritto dal suo ex marito e a lei dedicato. Il romanzo viene raccontato per immagini, come una sorta di film nel film, interrotto ogni qualvolta Susan, quasi in stato di shock, chiude il libro e torna alla sua triste e desolata esistenza.

Le due storie, quella del romanzo e quella della vera vita di Susan, hanno al centro due figure maschili entrambe interpretate da Jake Gyllenhaal. Entrambi i personaggi vengono accusati nel corso del film di mostrare segni di fragilità, di mancanza di carattere. È uno dei temi centrali del film, che ritorna in alcuni dei dialoghi più importanti. La presunta debolezza di Tony, protagonista del romanzo, è al centro della sequenza dell’inseguimento automobilistico, nella quale lo scontro tra Tony e Ray diventa metafora di una contrapposizione sociale, economica, ma soprattutto una lotta tra due individui maschi della stessa specie, due animali notturni. Alla mascolinità bruta e violenta di Ray si contrappone un’idea di maschio moderno, protettivo e sensibile, adeguatamente incarnata nei tratti gentili di Gyllenhaal. Con coraggio, e in modo insolito per il cinema hollywoodiano, Tom Ford pone al centro della sua storia un personaggio maschile che non ha nulla di eroico, è realisticamente insicuro tanto che, di fronte a situazioni estreme, non sempre mantiene la lucidità che gli consentirebbe di fare la scelta giusta.

In un film tecnicamente ineccepibile, merita una segnalazione particolare la prova di tutto il cast, a cominciare dagli attori protagonisti Amy Adams e Jake Gyllenhaal. Non è da meno Michael Shannon che con la solita prorompente fisicità riesce a trasmettere quel poco di umanità che ancora rimane dietro al cinismo e al disincanto di un essere umano giunto ormai al tramonto.

Tra i molti meriti di Tom Ford c’è anche quello di voler andare oltre l’evidente ricercatezza formale per puntare dritto al contenuto. L’eleganza dell’immagine è solo il riflesso di un pensiero complesso e sfaccettato con al centro il desiderio di trattare temi interessanti che riguardano la società americana di oggi. Lo sguardo è curioso, intelligente e quindi dubbioso, privo di certezze. Proprio come quello dei suoi protagonisti.

Michele B.Davide V.
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