Nata in Norvegia su commissione della TV pubblica NRK per recuperare online il pubblico delle teenager sparite dai radar, Skam è diventata rapidamente un fenomeno di enorme valore e diffusione, dal punto di vista dei temi, dei modi di raccontare le storie, ma anche di quello produttivo e distributivo.

Si tratta di un format di grande adattabilità a livello locale, ma in ogni caso basato sulla ricerca: tutte le versioni hanno adottato il modello di quella norvegese, in cui le soluzioni narrative e i/le personaggi/e sono frutto di interviste fatte direttamente ai/alle teenager. La showrunner Julie Andem e le produttrici di NRK hanno dunque organizzato degli incontri di formazione perché il format venisse rispettato anche negli altri adattamenti nazionali.

Skam Italia

Una serie in tempo reale – Skam Italia 1-3: recensione

In Italia è stata Cross Productions ad accogliere la scommessa di una serie web che in Norvegia è divenuta più popolare di Game of Thrones, affidando il compito dell’adattamento a Ludovico Bessegato per una distribuzione attraverso Tim Vision. Per le prime due stagioni il progetto di diffusione ha seguito lo stesso principio dell’originale: aggiornamenti quasi quotidiani di un portale online ad accesso libero, su cui pubblicare in tempo reale clip video di pochi minuti, gli screenshot delle chat dei/delle personaggi/e, i post dei loro account social (Instagram su tutti), per una diffusione virale e immediata dei contenuti. Ogni sabato le clip vengono poi raccolte in un episodio unico di circa 20 minuti. Dalla terza stagione, appena conclusa, Tim Vision ha però deciso di bloccare l’accesso ai contenuti, vincolando anche il sito di Skam Italia all’abbonamento alla piattaforma e scatenando le proteste immediate dei/delle fan attraverso l’hashtag #FreeSkamItalia.

La polemica non è secondaria rispetto al tipo di progetto narrativo: si passa dalla creazione di un mondo narrativo in totale simbiosi con l’esperienza quotidiana dei/delle utenti, che cerca una partecipazione di massa e una risposta del pubblico nel nome dell’”autenticità”, a un tipo di fruizione più esclusiva, legata a una ulteriore disponibilità economica oltre all’accesso ad internet – cosa non sempre scontata per un pubblico adolescente. La soluzione, come sempre, è stata quella di ricorrere a siti “alternativi” che, grazie al paziente lavoro dei/delle fan, hanno riportato fedelmente tutti i contenuti del sito ufficiale. Ma questo non è l’unico cambiamento portato dalla terza stagione in Italia.

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Sesso, amore, amicizia: i classici del teen drama – Skam Italia 1-3: recensione

Le prime due stagioni di Skam Italia hanno visto la firma di sceneggiatura e regia ad opera dello showrunner Bessegato, e sono state espressione di una scrittura particolarmente curata e accorata dei/delle suoi/sue personaggi/e. La storia d’amore di Eva (Ludovica Martini) e Giovanni (Ludovico Tersigni) stabilisce il ritmo di un racconto veloce e leggero, che però è in grado di affrontare una serie di questioni particolarmente dense per l’adolescenza senza preconcetti o rigidità: safer sex, erotismo e piacere anche per i corpi femminili, l’uso di droghe leggere, le crudeltà dello slut shaming – soprattutto all’interno dei gruppi di ragazze, il maschilismo dominante… Questa prima stagione ha avuto uno sviluppo abbastanza armonioso, approfondendo via via i discorsi più problematici e creando un dialogo costante fra personaggi/e e pubblico che non vuole dare risposte definitive o porsi su un piano didattico.

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Il trionfo della seconda stagione: soggettività LGBTQIA+ e salute mentale
Skam Italia 1-3: recensione

Ma è con la seconda stagione che Skam Italia supera se stessa: viene anticipata qui infatti la storia di Martino (Federico Cesari), alla scoperta di un desiderio omosessuale sinora tenuto nascosto. La sua aggressività di fronte alla fatica di assumere una consapevolezza di sé e la difficoltà a relazionarsi sia alla madre che ai suoi amici sono delineate con passione e profondità, come lo è l’interrogarsi sull’esperienza del coming out. Il suo rapporto con il personaggio di Filippo (Pietro Turano) è costruito in modo processuale e con grande competenza nella scelta dei dialoghi.

La stagione vede inoltre un altro centro nella necessità di confrontarsi con questioni riguardanti la salute mentale con consapevolezza e serena apertura, attraverso il personaggio eccentrico ma estremamente credibile dello psicologo della scuola, e attraverso la scrittura raffinata e amorevole di Niccolò (Rocco Fasano).

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Il calo nella scrittura della terza stagione – Skam Italia 1-3: recensione

La terza stagione, da poco conclusa, ha visto un cambio nella regia e nella scrittura, con il passaggio del testimone a Ludovico Di Martino. Dopo l’intensità e la bellezza della seconda, conclusasi a dicembre, la sfida della ripresa di marzo era ostica. A questo si aggiungeva la complessità di sviluppare due personaggi che erano stati pensati in continuità con la prima stagione, e che sono stati invece spostati di diversi mesi nel racconto italiano. Se Eleonora (Benedetta Gargari) giova della sospensione data da un periodo di studio all’estero, è soprattutto il personaggio di Edoardo (Giancarlo Commare) a non convincere, come avevamo già avuto modo di scrivere in un commento a caldo.

Benché alcuni dei nostri timori peggiori sul victim-blaming e su una ripresa poco problematizzata dello slut-shaming si siano rivelati fortunatamente infondati, resta una insufficiente problematizzazione dei problemi di gestione della rabbia e soprattutto della crudele superficialità nei confronti di Silvia (Greta Ragusa) dimostrati da Edoardo, così come troppo affrettata è la presentazione del villain, il fratello Andrea (Mauro Lamanna). Non sono stati affrontati in modo sviluppato da Skam Italia i parallelismi fra i comportamenti manipolatori di entrambi i fratelli nei confronti delle donne, e poi invece le eventuali differenze che permettono di istituire delle relazioni diverse con le comunità di riferimento.

Particolarmente improvvisata è la costruzione dei rapporti con i genitori di entrambe le coppie di fratelli (Eleonora e Filippo da un lato, Andrea ed Edoardo dall’altro), così radicalmente assenti da far ironicamnete chiedere come mai le istituzioni scolastiche non si siano mai rivolte ai servizi sociali; la risposta logica ma inespressa sta nella classe economicamente molto elevata di entrambe le famiglie, ma da una serie raffinata come Skam Italiaci si sarebbe aspettata una qualche esplicitazione della questione.

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L’attesa del ritorno – Skam Italia 1-3: recensione

Al fandom viene però fatta una anticipazione durante un incontro sulla serie tenutosi a Roma lo scorso 4 maggio in occasione del Nordic Film Fest, si è parlato con Bessegato del suo ritorno per la quarta stagione di Skam Italia, dedicata a Sana (Beatrice Bruschi), sul cui sguardo in macchina in primo piano si è conclusa questa terza. Sana è una giovane con grande consapevolezza di sé, di religione musulmana, con un padre di origine nordafricana; in alcuni momenti della prima stagione ricorda la caparbietà e ironia di Yağmur della bellissima serie tedesca Kebab for breakfast (Türkisch für Anfänger, 2006-2008), trasmessa in Italia da MTV. Ci auguriamo che questa nuova stagione sappia rendere la sua complessità e ricchezza nonché le sue debolezze, elementi di enorme potenzialità che abbiamo già intravisto nei suoi rapporti con Eva, Martino ed Eleonora.

Nonostante gli scivoloni di terza stagione di Skam Italia, quindi, aspettiamo fiduciosi/e di seguire anche le vicende di Sana, e scoprire ancora un altro mondo attraverso lo sguardo originale e profondo che questa serie ha sinora potuto comunque garantire.