Continua lo speciale Black Lives Matter. Non è concesso il silenzio, non più. Bisogna gridarlo a voce alta e piena, bisogna prendere posizione. E noi di Cinema Errante lo facciamo con lo strumento che ci viene meglio, cioè i nostri consigli per una visione militante. Quattro film in streaming (più bonus) per capire quello che sta succedendo nella comunità afroamericana e per ribadire il nostro NO al razzismo.

Black Lives Matter

BlacKkKlansman

Due anni dopo la sua prima distribuzione, il potente BlacKkKlansman di Spike Lee continua a essere di estrema attualità. Senza mai diventare didascalico, il film riporta gli attuali movimenti del suprematismo bianco e del neonazismo che supportano la presidenza di Donald Trump al loro precedente revival negli anni ’70, senza dimenticare le complesse genealogie della violenza che portano fino alle origini degli Stati Uniti. Il racconto è mitigato da toni di commedia, che non permettono però di abbassare la guardia sulle pratiche del razzismo e del privilegio (e, sorprendentemente per Lee, del sessismo) che quotidianamente attanagliano le vite dei cittadini statunitensi. [Ilaria De Pascalis]

Black Lives Matter

Detroit

Con Detroit la regista Kathryn Bigelow si conferma, ancora una volta, capace di mettere in scena con un’efficacia fuori dal comune gli aspetti più controversi della società americana, ambientando nel passato una storia che affronta tematiche purtroppo molto attuali. Il film racconta la sommossa di Detroit del 1967 – che vide la popolazione afroamericana contrapposta alla polizia, con esiti tragici – dal punto di vista di tre personaggi diversi, due giovani neri e uno bianco, rispettivamente il cantante di un quartetto soul (Algee Smith), una guardia giurata (John Boyega) e un poliziotto (Will Poulter).

Teso come un thriller nel crescendo drammatico, crudo e disturbante nel mostrare la violenza fisica e psicologica scatenata dagli eventi e mai consolatorio nelle conclusioni, Detroit non è il classico film hollywoodiano liberal, corretto ma in fondo innocuo. È il grido di aiuto di una nazione che non ha ancora fatto i conti con le ingiustizie del passato e che vede queste brutte storie ripetersi ciclicamente, con gli stessi presupposti, gli stessi errori e la stessa barbarie, alla cui base si trova sempre un mai sopito razzismo. Fa discutere al massimo la caratterizzazione un po’ monocorde dei personaggi – eccessivamente passivi i due neri, via via sempre più mostruoso il bianco – forse dettata da esigenze di trama e dall’intenzione di evidenziare le iniquità di un sistema disumano e profondamente razzista. L’ottima prova, tutta in sottrazione, dell’intero cast – in particolare Boyega, che ha espresso di recente il suo sostegno al movimento Black Lives Matter – riscatta però questo limite, restituendo perfettamente tutte le fragilità interiori dei giovani protagonisti e il costante senso di paura che li condiziona. [Davide Vivaldi]

Black Lives Matter

Moonlight

Tra i pregi di Moonlight – già catalizzatore di un dibattito sulla mancanza di diversity nell’industria cinematografica statunitense – c’è il merito di aver portato in ambito mainstream una storia di percezione razziale e identificazione queer. Tematiche che, nel mese delle lotte anti razziste e delle manifestazioni LGBTQIA, hanno trovato terreno fertile e dato larga visibilità al dialogo sull’oppressione della comunità queer e trans afroamericana negli Stati Uniti. Intersezionalità che ha radici profonde nelle storie di entrambi i movimenti e che può essere approfondita nel documentario Netflix su Marsha P. Johnson, indomita attivista per i diritti civili. [Giacomo Brotto]

Black Lives Matter

What Happened, Miss Simone?

Il documentario racconta la vita e la carriera di Nina Simone, artista eccezionale che ha navigato con fatica spazi prima impensabili per una bambina nera con un pianoforte negli anni ’50, per poi diventare una delle voci più cristalline delle lotte per i diritti civili anti-segregazioniste. Il racconto intesse la sua vita complessa, il suo carattere imprevedibile e a tratti crudele, e la sua vita famigliare in una relazione abusante nella cornice dell’America della supremazia bianca che ancora oggi non è stata smantellata, mettendo in evidenza come il punto di svolta della sua carriera sia stata la scelta di esporsi in prima persona nel movimento componendo nel 1964 la folgorante “Mississippi Goddam”.

A chi metteva in discussione la sua scelta di esporsi, Simone rispondeva: “È dovere degli artisti, per quel che mi riguarda, riflettere i tempi. Penso sia vero per i pittori, gli scultori, i poeti, i musicisti. E per quello che mi riguarda, la scelta è loro ma IO SCELGO di riflettere i tempi e le situazioni in cui mi trovo. Questo è, per me, il mio dovere. E in questo momento cruciale delle nostre vite, quando tutto è così disperato, quando ogni giorno è una questione di sopravvivenza, non penso che si possa fare altro che essere coinvolti. I giovani, bianchi e neri, lo sanno. È per questo che sono così attivi in politica. Dobbiamo cambiare la forma e plasmare questo mondo o non sarà più possibile farlo. Quindi non penso di avere una scelta”. [Lucia Tralli]

BONUS Superhero: Black Panther

Si potrebbero scrivere interi libri su questo film che in maniera magistrale e coraggiosa, necessaria per i tempi in cui viviamo, affronta di petto colonialismo e post-colonialismo, razzismo, transnazionalismo nero, lotte per i diritti civili, panafricanismo, diaspora con un’infinità di riferimenti diretti o sottili, mantenendo però intatta la prospettiva coerente al genere fantastico dei supereroi. Black Panther ci lascia con la nota positiva di un mondo diverso e migliore. Wakanda Forever, ma soprattutto Donne di Wakanda Forever. [Lucia Tralli]

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