Primo film di supereroi/e DCEU a essere diretto da una donna, Patty Jenkins, e ad avere come protagonista assoluta una supereroa, la principessa delle Amazzoni Diana (Gal Gadot), Wonder Woman ha avuto un impressionante successo al botteghino in tutto il mondo nel weekend di apertura. Dopo i due tremendi Suicide Squad e Batman V Superman, che si sono contesi il titolo di peggiore cinecomics 2016 su queste pagine, finalmente un film DC che costruisce storia e personagge in modo convincente e innovativo, con una buona dose di divertimento.

Wonder Woman

Il film inizia nella Parigi contemporanea, in cui vive Diana Prince, e l’arrivo di una vecchia fotografia in una misteriosa valigetta dà il via ai ricordi della donna e al racconto in prima persona della propria storia. La piccola Diana vive a Themyscira, isola delle Amazzoni, semidee che Zeus ha collocato come tramite fra il mondo degli dei e quello degli uomini. In questo paradiso, gli allenamenti delle guerriere sono una gioia per gli occhi anche della stessa Diana, la cui vita è regolata dal conflitto fra la madre Ippolita, Regina delle Amazzoni (Connie Nielsen), e la zia Antiope, Generale del loro esercito (Robin Wright). La zia vuole che impari a combattere e difendersi, la madre vuole proteggerla dalla battaglia che pure inevitabilmente la coglierà.

E il conflitto arriva, invadendo letteralmente lo spazio protetto di Themyscira, nella forma di Steve Trevor (Chris Pine), spia americana inseguito dai soldati tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. Come previsto, Diana deve lasciare la sua isola per andare al fronte, e sconfiggere il dio della guerra Ares che ha evidentemente posseduto gli uomini. Wonder Woman sarà accompagnata, oltre che dall’americano, anche dal ladro scozzese Charlie (Ewen Bremner), dall’imbroglione nordafricano Sameer (Saïd Taghmaoui), e dal contrabbandiere nativo americano The Chief (Eugene Brave Rock), con l’assistenza dagli uffici londinesi di Etta (Lucy Davis), segretaria suffragista, e del flemmatico politico inglese Sir Patrick (David Thewlis).

La caratterizzazione etnica dei personaggi è uno degli aspetti più deboli del film, soprattutto se confrontato invece con la dirompenza di una protagonista complessa e ben scritta. La squadra che la accompagna è appena accennata, e l’ambiguità etica in cui si collocano queste figure rispetto alla Grande Guerra è piuttosto problematica. In generale, gli aspetti politici e culturali interni alla trama del film sono piuttosto difficili da risolvere, con la crudeltà ingiustificata dei soldati tedeschi e la conseguente carneficina che pongono degli interrogativi sulla posizione antibellica di Wonder Woman. A questo si aggiunge la polemica extradiegetica sulle posizioni di Gadot in appoggio all’esercito israeliano, di cui ha fatto parte in quanto cittadina di quel Paese. Ad ogni modo, la scoperta del potere di Diana nel film diviene portatrice di distruzione non meno della guerra stessa; senza nulla togliere però all’estrema spettacolarità delle battaglie, di enorme impatto visivo.

Molto dibattuta è stata anche la questione della queerness del personaggio, confermata in passato dal suo creatore William Moulton Marston e dall’attuale disegnatore Greg Rucka. Il sottotesto queer è appena accennato, presente soprattutto a Themyscira, ma rafforzato dalla debolezza del romance eterosessuale; abbastanza insomma da far avere comunque a Wonder Woman un certo successo fra le donne LGBT+.

Nonostante le ambiguità politiche e ideologiche, Wonder Woman resta un film di grande spettacolarità, il cui valore produttivo potrebbe rivelarsi fondamentale per la presenza delle donne nell’industria cinematografica, e la cui protagonista ha un impatto indiscusso sull’immaginario.

Ilaria D.Giacomo B.
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