Protagonista della terza serie Marvel sviluppata da Netflix, Luke Cage apparve per la prima volta nella sua versione fumettistica nel 1972, nel n. 1 della serie Luke Cage, Hero for Hire, creato da Archie Goodwin per i testi e da John Romita sr. e George Tuska per i disegni. Non fu il primo supereroe nero della Marvel in assoluto (questo fu Black Panther, creato sei anni prima), ma il primo a essere titolare di una testata, oltretutto esplicitamente indirizzata a un pubblico afroamericano, visti l’ambientazione fra la Georgia e Harlem e il cast di comprimari prevalentemente black.

Luke Cage

Il fumetto cavalcava l’onda del successo del cinema Blaxploitation, esploso l’anno prima con film come Shaft il detective, presentando un eroe nero supermacho e arrabbiato – e dal look tipicamente funk, con chioma afro, tiara, camicia gialla aperta sul petto e catena – che faceva giustizia all’interno di scenari di criminalità urbana. Ex membro di una gang incarcerato per un reato che non aveva commesso, Carl Lucas ottenne i suoi poteri – forza sovrumana e pelle impenetrabile – nel sabotaggio di un esperimento biomedico per il quale si era offerto volontario. Una volta evaso, cambiò il suo nome in Luke Cage in ricordo della sua permanenza dietro le sbarre e decise di usare le sue capacità come mercenario (per la precisione, eroe in vendita), cercando al tempo stesso le prove della sua innocenza.

La testata in solitario durò fino al 1978, in corrispondenza con la fine del fenomeno Blaxploitation, per poi confluire nella serie Power Man & Iron Fist, scritta da Chris Claremont e disegnata da John Byrne, e incentrata sulla bromance fra Luke e il bianco esperto di kung fu mistico Iron Fist, personaggio ispirato a un altro genere cinematografico in declino, quello di arti marziali. La serie team-up si protrasse fino al 1986, dopodiché i due eroi caddero nel dimenticatoio per una quindicina d’anni.

Il grande ritorno di Luke Cage avvenne nel 2001 grazie allo sceneggiatore Brian Michael Bendis che, dopo averne attualizzato l’immagine (proponendo un nuovo look, con pelata, pizzetto e abiti più sobri), lo introdusse nelle serie dedicate al personaggio da lui creato della cinica detective con superpoteri Jessica Jones, la brutale e introspettiva Alias (2001-04), disegnata da Michael Gaydos, e la più mainstream The Pulse (2004-06), disegnata da Mark Bagley. Fra i due eroi dal background drammatico iniziò una relazione da cui nacque una figlia, Danielle, e che culminò nel matrimonio.

È in questa nuova veste di padre di famiglia ma, al tempo stesso, eroe da strada per eccellenza, burbero ma altruista, che Cage divenne un personaggio cardine dell’universo fumettistico Marvel sotto la gestione Bendis, apparendo nelle storie di Daredevil nel ruolo di guardia del corpo di Matt Murdock, e in crossover come Secret War (2004-05) e Civil War (2006), in cui si schierò dalla parte di Capitan America. A coronamento di uno status ormai assodato, Luke fece parte di tutte le formazioni dei New Avengers assemblate da Bendis a partire dal 2005, divenendone leader dal 2010 al 2013. In quello stesso periodo, Cage guidò una formazione di antieroi in libertà vigilata in cerca di redenzione, i Thunderbolts, nella serie scritta da Jeff Parker nel 2012-12. In seguito Luke fondò egli stesso un team di Vendicatori, i Mighty Avengers (2013-15, testi di Al Ewing), organizzazione di volontari – composta in prevalenza da supereroi appartenenti a minoranze etniche – che offriva servizi gratuiti, limitandosi però a un ruolo prettamente manageriale per restare accanto alla famiglia, e lasciando la leadership sul campo alla ex Capitan Marvel Monica Rambeau. Le origini da mercenario erano ormai lontane.

In concomitanza con il lancio dell’universo Marvel Netflix di cui è uno dei protagonisti, Cage è tornato in coppia l’amico di sempre Iron Fist in una nuova serie di Power Man & Iron Fist sceneggiata da David Walker, dai toni ironici e grotteschi e ricca di riferimenti alla subcultura afroamericana, ma lontana dall’approccio politico e della violenza della versione su schermo incarnata da Mike Colter.