Mosaic è una miniserie in 6 puntate diretta da Steven Soderbergh per la HBO. Fa parte di un esperimento multimediale: la trasmissione dello show è stata preceduta dal lancio dell’app omonima, in cui la storia viene raccontata in modo non lineare. Qui in Italia, la serie è stata trasmessa da Sky, ma l’app non è mai stata rilasciata sui mercati europei e non è possibile accedervi in alcun modo. Secondo gli autori, la versione televisiva può essere considerata l’editing ufficiale dei materiali presentati nell’app, in cui l’utente costruisce il suo percorso creando una sorta di montaggio personalizzato della storia – o almeno, questo è quello che si evince dalla stampa americana, attraverso le recensioni spesso negative dell’applicazione.

mosaic soderbergh

Pur non essendo completa la nostra esperienza di Mosaic a causa della mancanza dell’app, si può comunque parlare della versione tv, che è un buon giallo. Su Variety è stata associata a serie come Broadchurch e Top of the Lake, facendo riferimento a un sottogenere che si è affermato negli ultimi anni: quello che descrive le conseguenze di un delitto in una comunità ristretta.

Come gli altri show citati, Mosaic è caratterizzato dalla sua personalità particolare, a cominciare dal trattamento riservato al personaggio della vittima, Olivia Lake, interpretata da Sharon Stone. Non è uno spoiler dirvi che è lei a morire, perché lo sceneggiatore Ed Solomon inizia la storia con un brevissimo flashforward: Olivia è stata assassinata e anni dopo la sua morte la polizia sembra avere trovato prove schiaccianti contro un uomo. È un prologo ambientato nel presente narrativo, che rimane in sospeso fino alla terza puntata. Dopo aver appreso del suo tragico destino, torniamo indietro e abbiamo modo di conoscere Olivia da viva: non il ricordo santificato (o maledetto) della morta, come in tante storie di questo tipo, ma un personaggio chiave, attivamente parte della storia.
Olivia, la vittima, è protagonista dei primi due episodi della serie. Siamo immersi nella sua vita e impariamo a conoscerla.

mosaic soderbergh

Olivia è una donna brillante, dalla lingua tagliente e con la tendenza a dire sempre una parola di troppo. È bella e affascinante, ma è terrorizzata dall’invecchiare; per questo ama circondarsi di uomini più giovani, spinti verso di lei da motivazioni ambigue, se non opportunistiche. Il dramma di Olivia è dei più classici, ma è reso con vivacità grazie alla performance di Stone e a una scrittura che riesce a sfruttare i cliché con ironia. I suoi episodi sono tra il thriller psicologico e il noir, connotati da un’ironia drammatica che stabilisce il tono dell’intera miniserie.

Lo sperimentalismo dell’operazione multimediale lascia qualche traccia in alcuni aspetti dello show. Mosaic ha la peculiarità di tenere accesa la curiosità anche se non ci sono veri e propri cliffhanger tra un episodio e l’altro. La regia di Soderbergh incede in lunghe inquadrature che non lasciano il passo al controcampo, rompendo la grammatica televisiva per portarci all’interno del punto di vista dei suoi personaggi. E poi c’è un dettaglio della trama che ammicca all’idea di narrazione non convenzionale alla base del progetto: Olivia è autrice di un libro per bambini che, se letto dall’inizio alla fine, racconta una storia, ma se letto dalla fine all’inizio, ne racconta una diversa. Ecco, sarebbe bello dire che Mosaic è proprio come quel libro immaginario, ma non possiamo: ciò di cui disponiamo è la narrazione lineare creata per la serie tv. Quello che gli si può invece riconoscere è un’interpretazione piacevole del genere giallo, una certa eleganza formale e una durata succinta che lo rende facilmente fruibile. Non un capolavoro, ma un buon giallo.