Verso Sud 11 - Sanremo 65

Fate pure finta di niente, snobbatelo quanto volete, ma questa è la settimana di Sanremo ed è sempre meglio dargli un’occhiatina. Dice, ma questa non è un sito che si occupa di cinema? Dice il giusto signora, ma qui si parla anche di serie tv e di nuovi linguaggi dell’audiovisivo. Ma allora cosa c’entra il più logoro format della televisione italiana? C’entra perché Sanremo siamo noi, anche se ascoltiamo solo hip hop sovietico.

Da sempre sul palco dell’Ariston va in scena il nostro contemporaneo, una miscela (in)volontariamente rappresentativa dell’attuale sentire italico sotto forma di canzonette, brutte presentazioni, gaffe, gag e superospiti. Inutile fare gli snob, fare confronti con altri show, prendere a esempio le grandi kermesse internazionali o deridere la reunion di Albano e Romina (altissimo momento di nostalgia canaglia), perché potete anche non guardarlo, ma tutto quello che accade su quel maledetto palco mediatico, si ripercuote e ci rappresenta tutti. Non c’entra niente la musica, ma la tradizione televisiva che ogni anno si rinnova adeguandosi al gusto del momento e al linguaggio televisivo in auge. Dalla radio, passando per le prime tv, il boom, la crisi, il playback e la rifondazione, Sanremo è la storia del nostro costume, del nostro gusto e del nostro modo di rappresentarci.

Quest’anno, per la prima volta, in piena epoca renziana con presentatore toscano, il Festival è stato anche social con uno sforzo per sfruttare degnamente hashtag, streaming e compagnia bella. Il pubblico di Raiuno non se ne è accorto, ma il Dopofestival è diventato il primo live streaming show della tv italiana, in cui una conduzione da magazine musicale per ragazzi si è fuso con webserie, nuvole di hashtag, Giancarlo Magalli e battute di Spinoza.it. Bravi i conduttori Saverio Raimondo e Sabrina Nobile, ottimi i mezzi messi in campo ed esperimento riuscito. Siamo ancora indietro, certo, ma su new media e digitale lo siamo davvero e se Sanremo siamo noi, lo siamo anche nel cercare di rincorrere il cambiamento.

Così se Siani fa una gaffe sul palco, è in Rete che cerca di porre rimedio con un selfie, mentre le timeline già si riempiono di parodie di Felicità. E con second screen o no, ancora una volta nella settimana di Sanremo l’Italia si ferma e si guarda. E mentre il mondo si desta per l’uscita di 50 sfumature di grigio, noi preferiamo altri colori e andare verso sud dove il blu si dipinge di blu.

Scritto da Sara Sagrati.