Il terrore del silenzio

Dopo il buon successo di pubblico e critica di Oculus, Mike Flanagan torna a dirigere per la casa di produzione che si sta muovendo meglio nel mercato dei film di genere, la Blumhouse, confezionando il thriller Hush, distribuito in Italia direttamente su Netflix come Il terrore del silenzio.

Trattandosi di un classico home invasion la trama sta tutta in una riga, con un assalitore misterioso che si diverte a giocare come il gatto col topo con una giovane scrittrice, sola nella sua casa nel bosco. L’unica variante significativa è costituita dal fatto che la protagonista Maddie, un’eccellente Kate Siegel – anche sceneggiatrice insieme a Flanagan – è sordomuta.

Muovendosi su moduli narrativi consolidati e convenzioni di genere, non è certo l’originalità il fattore determinante nella valutazione di un film di questo tipo, quanto piuttosto come tali elementi vengano implementati. Da questo punto di vista Il terrore del silenzio, nonostante sia un film piccolo, dal budget irrisorio (1 mln!) e senza altra ambizione se non quella di regalare qualche brivido, si eleva dalla media di produzioni similari sotto numerosi aspetti. Innanzitutto la cura per i particolari che permette di prevenire tutte – o quasi – le implausibilità tipiche del filone (l’uso dei telefoni, le possibilità di fuga, i vicini) in maniera logica, rendendole anzi parte integrante della narrazione, nonostante il finale sia piuttosto prevedibile. Montaggio (sempre di Flanagan) e colonna sonora strumentale (di Newton Bros.) danno ritmo al film e creano atmosfere ansiogene senza risultare invadenti, mentre i pochi picchi di violenza sono realistici e ben assestati.

Soprattutto, risalta la gestione intelligente e creativa del montaggio sonoro e del sound design; il regista infatti fa spesso assumere allo spettatore il punto di vista della protagonista che, non potendo sentire i rumori provocati dall’assalitore, né tantomeno gridare in cerca di aiuto, non può far altro che tentare di seguire l’uomo con gli occhi o sentire le sue ‘vibrazioni’ attraverso il tatto. Nonostante tutto sia ben visibile sullo schermo quindi, la tensione rimane costante e viene acuita proprio dalla mancanza del sonoro; un pregio ancora maggiore in un periodo nel quale gli jump scares vengono creati attraverso apparizioni improvvise e volumi altissimi.

Per tasso di intrattenimento e capacità di coinvolgimento, Il terrore del silenzio si può paragonare (rimanendo un gradino sotto) a uno dei migliori esempi di home invasion degli ultimi anni, ovvero You’re Next, con il quale condivide anche una figura femminile forte e risoluta, capace di rimpiazzare lo stereotipo della donna come vittima indifesa (qui per di più sordomuta) con un personaggio ben delineato in poche sequenze, senza dover far ricorso a flashback che avrebbero rallentato il ritmo. Maddie è una giovane donna costretta a scoprire il proprio lato violento, un passaggio reso in maniera ‘naturale’ e convincente, non per un sentimento di vendetta o per una catarsi personale come nei più ricattatori rape & revenge, ma per la più basica delle necessità: sopravvivere.

Eugenio D.Sara M.
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