Come sta andando l’anno dal punto di vista dei film horror? Almeno quello, per ora davvero bene. I migliori horror del 2020 fin qua sono di alto livello, benché debbano ancora uscire alcuni titoli molto attesi come Antlers, Promising Young Woman, Saint Maud, Antebellum, il remake di Candyman e tantissimi altri. Come sempre, i film presi in considerazione in questa lista sono quelli arrivati al nostro pubblico attraverso una distribuzione capillare nel 2020, anche se alcuni sono stati presentati ai festival o sono usciti solo all’estero nel 2019.

I migliori horror del 2020, da gennaio a giugno

gretel and hansel

Gretel & Hansel di Osgood Perkins

Rilettura della fiaba dei fratelli Grimm in cui il conflitto si basa sul confronto tra due donne che non è una guerra ma un’iniziazione. Lo stile visivo include elementi esoterici nella rappresentazione di un bosco magico. Una ragazza (la star nascente Sophia Lillis), entra nel bosco per affrontare la propria ombra, uscendone pienamente realizzata. Un arco semplicissimo che Perkins usa in modo nuovo reinterpretando le relazioni tra i personaggi della fiaba. Qui il vero punto è la circolarità del destino di queste donne, in cui quella più anziana lascia il posto a una più giovane per non far estinguere i loro saperi condivisi. Fino a poco tempo fa era difficile trovare al cinema e in tv uno scontro tra donne che non riguardasse gli uomini.

the invisible man

The Invisible Man di Leigh Whannell

Ottimo il film per inaugurare il Dark Universe, che userà i mostri Universal in film che non saranno fatti con lo stampino, lasciando spazio alla creatività di chi ci lavora. In questa produzione Blumhouse, la storia criminale dell’uomo invisibile diventa un horror sul gaslighting, che sfrutta l’abilità di Elisabeth Moss nell’apparire devastata. Il regista e sceneggiatore Leigh Whannell, storico collaboratore di James Wan, ha già diretto almeno un bel film personale, Upgrade. In The Invisible Man evita di mostrarci la grande presenza assente, ovvero l’uomo invisibile. La protagonista è Cecilia, la sua vittima, e il punto di vista è sempre e soltanto il suo. Ma nella sua invisibilità, lui resta invasivo come non mai. Ottimo uso del linguaggio dell’horror per descrivere l’esperienza di chi vive con uno psicopatico.

swallow

Swallow di Carlo Mirabella-Davis

Opera di orrore psicologico (ma anche fisico) che mette più angoscia di un horror convenzionale, soprattutto nella sua prima metà. La storia è innescata da un’idea insolita, non fine allo shock value puro sebbene sconvolgente. Si presta a un’esplorazione non didascalica di temi molto seri: potere, corpo, ribellione, malattia mentale. Una delle domande centrali di Swallow è cosa sia “forza” e cosa sia “debolezza”, dicotomia volutamente ambigua nella costruzione di una protagonista con entrambe le caratteristiche. Contiene la miglior scena a riguardo di un libro di self help che si possa immaginare. Il finale mette a fuoco quello che sotto sotto era sempre stato l’elemento centrale della vicenda, nascosto con intelligenza in piena luce. È un bel meccanismo che non funziona però solo in quanto tale, ma al servizio della storia che racconta.

the hunt

The Hunt di Craig Zobel

Doveva essere distribuito a settembre 2019 ma è stato bloccato a causa di un tweet di Trump. È scritto da Damon Lindelof e Nick Cuse, che tra le varie cose hanno firmato The Leftovers e la serie di Watchmen. The Hunt è una satira divertentissima sull’onda di titoli come Get Out e Ready or Not. Parla di ricchi liberal che danno la caccia a redneck conservatori per sport, ma non è propaganda alt-right. È un il film divertentissimo, pieno di violenza da cartone animato, con un cast di facce note che muoiono malamente una dietro l’altra. La protagonista è l’efficace Betty Gilpin, con un’antagonista di pari peso (non si può dire chi è, la vedrete nel finale).

the lodge

The Lodge di Veronika Franz e Severin Fiala

Dopo Goodnight Mommy, arriva la prova anglofona di Franz e Fiala. Il film è molto buono, ma come può capitare alle opere che osano parecchio, qualche difetto ce l’ha; ma è uno dei titoli che più si sedimentano nella memoria tra le visioni di questo 2020. Parte con aggressività per poi sterzare bruscamente, infatti disorienta. Quando però alla fine tutto quadra, The Lodge offre uno dei migliori pay-off dell’horror odierno. Da affrontare senza spoiler per rivederlo poi una seconda volta godendo della consapevolezza.

vivarium

Vivarium di Lorcan Finnegan

Thriller dell’assurdo che esprime un senso di sconfinato disgusto verso la vita, il film di Finnegan è ambientato in un paesaggio surrealista fatto di villette a schiera che si ripetono all’infinito, intrappolando in personaggi. Al suo interno troviamo una situazione che richiama lo stereotipo della famiglia tradizionale, ma esso serve più che altro a rappresentare una forma di orrore cosmico del tutto indifferente all’ordinaria esistenza umana. L’estetica del film è funzionale a una disperazione che è horror nel modo più diretto.

you should have left

You Should Have Left di David Koepp

Produzione Blumhouse e adattamento di una novella, il film è stato accolto tiepidamente anche se meriterebbe di più. Non racconta una storia nuovissima, ma lo fa con grande mestiere. Parla di una casa dalla geometria incomprensibile, con gli angoli sfasati come quelli della Hill House di Shirley Jackson. È un luogo maledetto per noi umani, in cui l’interno e l’esterno si mischiano e le direzioni non hanno senso. In quel labirinto arriva una famiglia composta da Kevin Bacon, Amanda Seyfried e la loro figlioletta. Koepp infonde di umorismo la caratterizzazione di questi personaggi, costruendo un conflitto matrimoniale che si incastra con l’inospitalità della casa. Il tutto calato in quella campagna gallese che sappiamo essere buona solo per i sabba.

come to daddy

Come to Daddy di Ant Timpson

È un film costruito in modo da cambiare genere a ogni snodo importante della trama, con una progressione che parte da suggestioni thriller-horror. È una storia di padri e figli, con una parte iniziale che somiglia in modo inquietante alle dinamiche di The Lighthouse, ma con uno stile più scarno, come a dire che se gratti sotto all’estetica e all’orrore cosmico alla fine trovi questo. Ricorda anche The Perfection per come i generi sono incastrati tra loro e per il modo in cui i toni cambiano con l’avanzare del racconto. Bel cast, elemento che conta non poco in un film come questo.

color out of space

Color Out of Space di Richard Stanley

Adattamento di H. P. Lovecraft che ne coglie lo spirito di orrore cosmico al di là dei mostracci. C’è una discesa nella follia generale e la figura di una occultista (che incredibilmente è femmina, adolescente e wiccan). Il colore è quel violetto neon che ha spopolato durante il decennio appena trascorso. Segna il ritorno di un regista leggendario e contiene una lunga sezione di body horror straziante, idea migliore del film. Troppo macchiettistico Nicolas Cage, su cui si concentrano risvolti tendenti al comico fuori tono rispetto al resto. La creatività del progetto è controbilanciata da una struttura del racconto troppo sfilacciata e qualche passaggio fuori fuoco, ma rimane un progetto interessante e pieno di carisma.

Menzioni onorevoli – I migliori horror del 2020, da gennaio a giugno

we summon the darkness

We Summon the Darkness di Marc Meyers

Variazione sul tema del satanic panic. Qui ci sono 3 ragazze bellissime e metallare, guidate da Alexandra Daddario. Il film è più forte nella prima metà, quando stabilisce le relazioni tra personaggi creando il margine per sconvolgerle. Dopo il suo punto centrale non può superare il climax raggiunto, ma rimane comunque una visione piacevole e mai noiosa. Il suo pregio principale è la caratterizzazione di tutti i personaggi coinvolti, vittime comprese, mentre è più fiacca la storia di sfondo.

daniel isn't real

Daniel Isn’t Real di Adam Egypt Mortimer

Daniel è l’amico immaginario duro e aggressivo che fa da sostegno al ragazzo sensibilone – insomma, il film si tira addosso una maledizione chiamando in causa Fight Club. Cerca però di farne un discorso proprio: niente satira o commedia nera, è un horror serioso che non osa molto ma è godibile nonostante alcune ingenuità. Il doppio è una metafora che mescola mascolinità tossica, malattia mentale e trauma incarnato. Gli aspetti a rompicapo del film tengono fino in fondo. Bello il lato più visionario ma terribile l’interpretazione di Patrick Schwarzenegger.

becky

Becky di Jonathan Milott and Cary Murnion

Survival thriller in cui è protagonista l’ira funesta di una tredicenne sempre arrabbiata; in quel senso è un film molto liberatorio. Per stare dalla parte dei bottoni, le mettono come avversari un gruppo di nazisti. Carino il lato gore e la ferocia della ragazzina, più scricchiolante l’intersezione con un tema come quello dell’oppressione razziale, trattato in modo incerto. C’è qualche indecisione sul tono generale, come se il film nascondesse un’anima più cupa che è costretto a reprimere.

the platform el hoyo il buco

The Platform di Galder Gaztelu-Urrutia

Titolo originale El hoyo, da noi Il buco, è un film spagnolo che è andato molto bene su Netflix. Avventura allegorica ambientata in un di carcere sviluppato in verticale, non va tanto per il sottile con le sue metafore, con un qualunquismo che però non rende un buon servizio allo spessore politico della storia. Di buono il film ha un ritmo serrato, basato su atti brevi e plot twist, e un’idea semplice che però regge fino alla fine. Più ci si addentra nella vicenda, più il clima diventa quello di un incubo senza pietà.

Tra quelli visionati, sono rimasti fuori dalle liste dei migliori horror del 2020 perché meno interessanti di altri titoli: Little Joe, 1BR, Sea Fever, The Cleansing Hour, Jallikattu, VFW, The Turning, After Midnight, Kindred Spirits e il remake di The Grudge. Esclusi invece solo perché ancora da vedere: The Wretched, Extra Ordinary, Freaks, Blood on Her Name, The Other Lamb, Them That Follow, Fantasy Island, Snatchers, Confessional, Clemency e gli italiani Buio e Blood Bags.

BONUS TRACK — La non fiction tra i migliori horror del 2020, da gennaio a giugno

scream queen my nightmare on elm street

Scream, Queen! My Nightmare on Elm Street di Roman Chimienti & Tyler Jensen

In un certo senso è la storia di un film che nel corso del tempo è diventato di culto, cioè Nightmare 2 – La rivincita; ma il documentario non perde mai di vista il suo vero tema, che è la vicenda di Mark Patton, l’attore protagonista. La sua carriera è stata stroncata perché era gay in un momento e in un luogo profondamente omofobi, ovvero la Hollywood degli anni ’80. Nightmare 2 è un film senza precedenti per come è caratterizzato da un esplicito sottotesto omoerotico, al punto da essere più testo che sottotesto. Prima di questo documentario, gli autori non hanno mai voluto riconoscerne l’intenzionalità, rovinando così la carriera di Patton che fu accusato di aver dirottato il film proprio in quanto attore gay, come se la sua interpretazione non fosse stata contestuale alle indicazioni di regia e sceneggiatura. Nel documentario si raccontano sia gli aspetti drammatici di questa storia, sia la catarsi nel presente, in cui troviamo Patton, ora attivista, molto amato da una comunità horror decisamente più inclusiva rispetto a 35 anni fa.

shirley

Shirley di Josephine Decker

Dopo il bel dramma psicologico Madeline’s Madeline (2018), Decker dirige l’adattamento di Sarah Gubbins di un romanzo basato sulla scrittrice horror Shirley Jackson. È un biopic? È un’opera meta-cinematografica e meta-letteraria? È un thriller psicologico? Non c’è una risposta definitiva, perché Shirley è un po’ tutte queste cose allo stesso tempo. Il film è labirintico nonostante la vicenda sia apparentemente semplice e lineare. Elisabeth Moss offre l’ennesima interpretazione in un ruolo estremo, perché Shirley è soprattutto la storia di un genio artistico che tutto consuma attorno a sé, senza rispetto per niente e nessuno. Il trope in sé è vecchio, ma è davvero raro trovarlo applicato a una donna e per questo il film merita almeno una menzione tra i migliori horror del 2020.

==> Leggi anche I 10 migliori horror del 2019